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Luigi Musini e Giosuè Carducci

a cura di Roberto Spocci

 

 

Luigi Musini nasce a Samboseto di Busseto il 24 febbraio 1843 da Carlo e Antonietta Cornacchia e muore a Parma il 20 febbraio 1903.

Allo scoppio delle ostilità con l'Austria nel 1859 si arruola volontario nell'esercito sardo, ove venne destinato a servizi territoriali, non riuscendo ad entrare a far parte dei volontari garibaldini dei Cacciatori di Parma. L'anno successivo tenta di arruolarsi fra i Mille di Garibaldi senza riuscirvi. Terminati gli studi liceali si iscrive alla facoltà di medicina di Parma per trasferirsi presso l'ateneo bolognese l'anno successivo.

Nel 1866 interromperà gli studi per partecipare, fra le file garibaldine, alla 3 guerra d'indipendenza ricevendo il battesimo del fuoco a Condino; l'anno successivo - alla notizia che Garibaldi sta preparando la spedizione su Roma - abbandona gli studi e lo raggiunge a Terni. Qui è scelto da Cairoli per partecipare alla spedizione su Roma che si concluderà con il fatto d'arme di Villa Glori[1]., sfuggito alla cattura da parte dei papalini riuscirà a raggiungere Garibaldi ed a prender parte ai combattimenti di Monterotondo e Mentana.

A Bologna inizia la sua milizia politica, partecipa alle sedute della Società Democratica, nata sotto gli auspici di Ceneri, Carducci, Filopanti, Galletti e Piazza. Partecipa, il 19 febbraio 1868, al banchetto commemorativo della Repubblica Romana che costerà la sospensione dall'insegnamento per Ceneri, Carducci e Piazza. Con Carducci  si frequenterà nelle redazioni dell'Amico del Popolo e, quando questi cesserà le pubblicazioni, de Il Popolo.

Ritornato agli studi ottiene la laurea in Medicina e Chirurgia nel luglio del 1869 con una tesi Sugli effetti dell'alcool sull'organismo. Ubbriachezza ed alcolismo.

Nel 1870 accorre nuovamente sotto le insegne garibaldine in difesa della Francia. Medico della legione Tanara viene promosso capitano sul campo di battaglia, infine maggiore medico in capo della III Brigata comandata da Menotti Garibaldi.

Ritornato in famiglia riprende la propaganda delle idee democratiche e mazziniane.

Nel 1872 parte per l'America Latina ove si tratterrà per ben cinque anni.

Ritornato in Italia riprende le battaglie politiche e la professione medica dapprima a Zibello e successivamente a San Secondo.

Dal novembre al maggio del 1878 frequenta le scuole cliniche a Bologna e riallaccia i rapporti con gli amici del tempo dell'università, in particolare con Carducci. Durante il soggiorno bolognese conosce Aurelio Saffi del quale diviene amico.

Eletto deputato nel collegio di Parma nel 1884 diventa il secondo deputato socialista assieme ad Andrea Costa.

Nel frattempo collabora a numerosi giornali dalla Lega della Democrazia di Alberto Mario, alla Cronaca Bizantina , all'Ateneo Italiano, alla Commedia Umana; con Costa fonderà l'Avanti.

Allo scoppio dell'epidemia di colera, fra il 1884 ed il 1885, accorre a Napoli e Palermo con una squadra di cui faranno parte Cavallotti, Costa e Maffi.

Qui riceverà dall'Ordinariato di Napoli della Massoneria Italiana il 32° grado con la seguente motivazione: "Come l'anima tua esulta pel bene che hai saputo compiere, come il paese ti benedice pei miracoli di abnegazione prodigati nella luttuosa invasione del colera, come ciascuno di noi ti addita ad esempio nobilissimo di virtù democraticamente civili, a perpetua memoria di riconoscenza abbiamo decretato di conferirti il più alto grado che è in nostro potere di darti - il 32° di RSA ed A.".

Nel 1889 viene rieletto deputato nel II Collegio di Bologna, ma si dimetterà per protesta, l'anno successivo, contro l'arresto di Andrea Costa.

Non più ripresentato alle elezioni Musini si ritira a Borgo San Donnino conducendo una vita sempre più appartata e schiva fino alla morte.

Il carteggio fra Musini e Carducci che di seguito pubblichiamo era conosciuto solo per le lettere inviate dal Carducci, mentre quelle del Musini erano inedite; Musini e Carducci si incontreranno per l'ultima volta ai funerali di Saffi, ma il poeta non riuscirà più a suscitare alcun fascino in Musini.

 

 

 

 

 

 Luigi Musini a Giosuè Carducci

 

 

Borgo S. Donnino (Prov. di Parma) 3 agosto [1871]

 

Illustre Professore ed egregio amico

Le mando il primo numero del Presente[2] e manderò i successivi nei quali io procuro di dire qualcosa delle sue poesie. Io so bene che il mio ardire è soverchio: ma so ancora che la gentilezza dell'animo suo è cosi' grande e l'amicizia di cui mi è cortese così sincera., che io non dubito punto che ella non voglia perdonarmi. Cosa vuole il mio entusiasmo per questi versi è così ardente, che avrei creduto mancare davvero al mio dovere di propaganda, ove non avessi fatto quanto era in me per renderli popolari anche in questi piccoli paesi del Parmigiano. Vedrà che molte cose di prosa io vada riproducendo, ma d'altronde come si faceva in certe parti dire diverso da quello che ella aveva detto? La prego dunque di accettare di buon animo questo tenue tributo di stima e di affetto e di considerarmi sempre come ammiratore suo fervente ed amico affezionato.
Musini Luigi

 

 

(Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, Bologna d'ora innanzi BCABO, Carteggio Carducci LXXX, 90, n 22467)

 

 

 

 

 Giosuè Carducci a Luigi Musini, Borgo San Donnino

 

                                                          Livorno, 7 agosto 1871

 

Caro Musini,

        Sono qui in riva al Tirreno ove ho detto che mi seguano soltanto le lettere speditemi in questo mezzo a Bologna e non tutte le stampe. Onde per ora non posso che ringraziarla di cuore del pensiero affettuoso e della buona memoria che Ella tiene di me.

Tornato a Bologna ai primi di Settembre, vedrò con tanto piacere i suoi articoli, i quali certo ella avrà scritto degni dell'animo e dell'ingegno suoi che sono gentili e nobili.

Mi creda, veramente

                                                                        suo aff.mo amico.

                                                                       Giosuè Carducci

 

(Edizione Nazionale delle Opere di Giosuè Carducci. Lettere. Volume VII, 1871-1872. Bologna, Nicola Zanichelli editore, ......., lettera n. 1299, pp. 42-43; la lettera è stata edita in Musini 1911, pp. 137-138 con alcune varianti che  sono riportate fra parentesi quadre, inoltre differisce la data che in Musini è 19 agosto)

 

 

 

 Giosuè Carducci a Luigi Musini, Borgo San Donnino

 

                                                   Bologna, 9 settembre 1871

 Giosuè Carducci

ringrazia di cuore l'amico dott. Musini della rassegna pubblicata sul Presente[3] nella quale vi è un solo, ma grave difetto: di soverchia affezione al poeta. Al povero poeta non resta che tentar sempre di meglio per mostrarsi non indegno dell'affetto che uomini degni come il dott. Musini gli portano.

Tanti saluti ed auguri.

 

(Edizione Nazionale delle Opere di Giosuè Carducci. Lettere. Volume VII, 1871-1872. Bologna, Nicola Zanichelli editore, ......., lettera 1306, pp. 48-49; edita Musini 1911, p. 138)

 

 

 

 

 Luigi Musini a Giosuè Carducci

 

 Borgo S. Donnino, 6 novembre 1871

 

Egregio Sig. Professore.

Prima di partire sento il bisogno di scriverle per mandarle con tutto il cuore un saluto. Parto per l'America Meridionale, ma veramente ho fatto contratto anche per il ritorno, avendo in mira per ora di abituarmi al mare, apprendere lo spagnuolo e dare una occhiata a quei lontani paesi per tornarvi o dirigermi altrove, secondo mi parrà poi il caso. Cosi', spero, in febbraio o marzo sarò ancora in Italia. Intanto la prego di accettare come ricordo questa mia fotografia[4]. Domani parto. Riceva i sensi di tutto il mio affetto.
 
                                                                         Musini Luigi

Saluti tanto, la prego, Bordoni[5], Spadoni e gli altri amici.

 

[BCABO, Carteggio Carducci LXXX, 90, n. 22463 in..]

 

 

 

 

 

Luigi Musini a Giosuè Carducci

 

 Sotto Oriental (Repubblica dell'Uruguay - America del Sud) 8.8.73

 

Caro Professore ed egregio amico,

E' già scorso un anno, dacché io mi trovo qui in questi posti e posso dire che non e' passato un giorno solo senza che io ricordi Enotrio Romano il poeta ispirato dalla vera rivoluzione che nel suo seno fecondo sta maturando un avvenire certo e inesorabile. Oh quante volte oppresso il cuore di quell'amaro dolore che solo si prova nei giorni dell'esilio, sia pure volontario, quante volte non mi sentiva io trasportato sotto il nostro bel cielo, quando io non mi abbandonavo entusiasta alla lettura de suoi versi divini !Ma se io per ora ho perduta la patria certo non l'ho perduta per sempre, e quando sorgerà per me il giorno, felicissimo fra i felici, del ritorno che allora sentirò vivo come sempre l'affetto alla patria e l'idolatria per la repubblica e dirò io non poteva cessar d'essere patriota perché' mi era compagno il libro di Carducci. Io non le faro' adesso la mia povera storia solo le dirò che mi sono dovuto decidere a far ciò, cui ripugnava la mia indole, il mio passato, le mie aspirazioni e tutto, cioè abbandonare temporaneamente la patria, per circostanze di assoluta necessita' per me. Io non poteva, se non a prezzo di umiliazioni, alle quali non avrei piegato mai, io non poteva trovare una occupazione che mi avesse fruttato guadagnarmi la vita. Provai e riprovai ma invano. Che fare? doveva io dare ad alcuni miserabili la soddisfazione di movere lamenti? no, perdio. Tenteremo la fortuna, dissi io, e dopo, quando possa arrivare ad una posizione indipendente, che allora si che potrò abbandonarmi tutto alle mie inclinazioni e, diciamolo francamente, al mio risentimento. E intanto? intanto soffriamo. Soli numi sieno il sacrificio e la speranza. Questo il mio programma. Se fu sbagliato voglia ella essermi indulgente, perché fu ispirato da sentimento vero del cuore, non da triviali idee, ne' da basse cupidigie. Io vivo costi' in un paese repubblicano, ma dove pero' nessuno potrebbe trovare un vero modello di buono e veramente libero governo. Vero e' che trattasi di un paese nuovo, quasi vergine, con una società in formazione e bisogna essere un po' indulgenti, ma d'altra parte non abbiamo noi nel Nord-America gli Stati Uniti floridi e potenti come può essere la Inghilterra in Europa e forse più? Ma quei popoli non usciono ne' dai fianchi della ..... razza latina e soprattutto non furono demoralizzati e corrotti dalla nefanda istituzione cattolica come questi dell'America Spagnuola! Costi' continue sanguinose, feroci guerre civili e perchè? non per opinioni radicali; che tutti vantansi e sono repubblicani, ma per quistioni di supremazia, d'impieghi ecc. Oh è cosa veramente triste! Certamente anche sopra questi popoli si stenderanno le ali del progresso, ma quando? Gli stranieri sono sempre considerati con malanimo, se in prospero stato invidiati, se in umili condizioni, disprezzati. In quanto a me mi trovo benissimo tanto per la salute che conservo ottima, come per l'esercizio della mia professione, che è abbastanza lucroso e consente di risparmiar qualche cosa, sicché si vive sempre colla speranza di ritornar presto alla patria. Le notizie che qui riceviamo d'Italia son sempre tristi: solita storia! Codardia, perversità, ipocrisia, infamia senza nome da una parte: infinita pazienza dall'altra. Speriamo, se null'altro mi resta a fare. Ella, sig. Professore, mi farà un distintissimo favore di salutarmi tanto il mio ottimo ed illustre amico Prof. Piazza[6], al quale gia' scrissi una volta da Montevideo. Saluti Filopanti[7], se pure ei si ricorda di me, Bordoni, Turchi[8]e gli altri amici. Se potesse trovare cinque minuti di tempo e mandarmi due righe mi procurerebbe una di quelle consolazioni che assai poche volte mi è dato provare in questa mia triste vita. L'indirizzo e' quello della data. Le stringo di gran cuore la mano e la prego di non scordarsi mai di un suo sincero ammiratore e affettuoso amico.
Musini Luigi

 

(BCBO, Carteggio Carducci, LXXX, 90, n. 22464)

 

 

 

 Luigi Musini a Giosuè Carducci

 

 Salto Oriental 6 dicembre 73

 

Illustre Professore ed egregio amico

Con quanta soddisfazione dell'animo io abbia ricevuto il suo ultimo libro delle Poesie non dirò; perché lei, che sa con quanta passione io ami, con quanta religione veneri le opere immortali di Enotrio Romano; lei può comprendere ciò che io non posso esprimere. Fra i libri sacri per me, fra i libri che mi accompagneranno sempre per qualunque parte dove mi trascini il soffio della ventura, questi suoi terranno ognora il primo posto. Le parole gentili, colle quali stava indirizzato il libro, mi tornarono oltre ogni dire grate e confortevoli e veramente ne presi sentimento di orgoglio per essere stato ricordato dal poeta Nazionale Italiano. Oh mille volte benedetta la fierezza di un genio, che ricorda la miglior tempra degli eroi dell'antichità! Mille volte benedetto lo sdegnoso sarcasmo e l'ira implacabile che ispirano il Poeta che sa afferrare per i capelli una generazione codarda gridando - svegliati e vivi. Se il plauso dell'ultimo gregario di quella grande idea che anima la sua fervida parola, se il saluto di un amico sbattuto dal destino ai quattro venti della terra, possono tornarle graditi, oh! io glieli mando con tutto l'entusiasmo di un cuore sincero e di un animo amante di tutto ciò che è bello, buono e veramente grande. Mi ricordi qualche volta e mi ami, come io la ricorderò e l'amerò sempre. Una stretta cordiale di mano a Lei ed all'amico comune Piazza.
Musini Luigi

 

(BCABO, Carteggio Carducci, LXXX, 90, n. 22.465)

 

 

 

 Luigi Musini a Giosuè Carducci

 

 

Societa' Democratica di Borgo San Donnino

Preside Onorario Giuseppe Garibaldi

Socio Onorario Perpetuo Giuseppe Mazzini

 Borgo San Donnino 20 agosto 1876

 

Onorando cittadino e illustre poeta

La Società avendo deciso di pubblicare un giornale democratico[9] in relazione alle circostanze speciali della località, si fa in dovere di spedirne una copia al poeta della Rivoluzione. Se non fosse eccessivo l'ardire nostro, noi vorremmo pregarvi di mandarci poche parole, le quali però varrebbero a dare al nostro periodico il prestigio che circonda sempre ed ovunque l'autore del Satana dell'8 agosto e dell'Enrico Cairoli. Intanto permettete, che vi esprimiamo i sensi del nostro affetto e della nostra ammirazione per voi.
Per la Direzione della Società
Il Presidente
Luigi Musini

 

(BCABO, Carteggio Carducci LXXX, 90, n. 22.466)

 

 

 

 

Si ringraziano gli amici Giampiero Bellettini, Otello Sangiorgi e Mirtide Gavelli ed il personale della Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, del Museo del Risorgimento di Bologna e di Casa Carducci per la preziosa disponibilità.



[1] Fra i settanta della colonna Cairoli vi era anche il parmigiano Francesco Petit-bon, amico di Musini.

[2] Gli articoli apparvero come Appendice sul periodico parmense nelle edizioni del 2, 4, 10 e 14 agosto 1871.

[3] Sempre sullo stesso periodico erano apparsi diversi frammenti degli scritti di Carducci in una Appendice intitolata Album di un perduto che videro la luce dal 18 agosto al 19 settembre 1871.

[4] La fotografia è conservata a Casa Carducci, Bologna.

[5] Ermete Bordoni direttore del periodico bolognese Il Popolo.

[6] Pietro Piazza, professore all'Università di Bologna, fu tra i fondatori della Società democratica bolognese. Repubblicano venne sospeso dall'insegnamento assieme al Carducci per i discorsi pronunciati al banchetto a commemorazione della Repubblica Romana.

[7]  Quirico Filopanti (1812-1894), pseudonimo con il quale era conosciuto Giuseppe Barilli docente di meccanica ed idraulica presso l'Ateneo Bolognese nel 1848. Combattente nella prima guerra d'indipendenza, fu deputato e segretario dell'Assemblea costituente romana ed, in tale veste, stese il decreto di proclamazione della Repubblica Romana (9 febbraio 1849). Esule a Londra tornò in Italia nel 1859 per combattere con Garibaldi. Rifiutando il giuramento alla monarchia non potè più riprendere il posto di insegnante all'Università. Si deve alla sua opera la creazione del Museo del Risorgimento di Bologna.

[8] Pietro Turchi compagno d'università del Musini, di indole repubblicana era fra gli associati della Società democratica, poi redattore de Il Popolo. Lo ritroveremo delegato al Secondo congresso del Fascio della Democrazia  dall'8 al 9 agosto 1883.

[9] Musini si riferisce all'uscita del primo numero del "Fidentino" che vide la luce il 19-20 agosto 1876. Musini recensirà Le nuove poesie di Giosuè Carducci, nell'edizione del 27 ottobre 1876.


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